"Hyperbolic shades" 

Acrylic on canvas 40x70cm

-SOLD-

"Hyperbolic shades 2"

Acrylic on canvas 65x90cm

Intervista a HDL magazine

1)

Ho 40 anni e vado per i 41. Quindi sono molto giovane.

Quando dipingo o lavoro a qualche “mixed media” non ho pensieri complessi, penso solo a dare il giusto colore, la giusta ombra, la giusta illuminazione. Spesso sospendo il lavoro e guardo quello che ho fatto, e lo guardo in modo molto diverso da quando lo sto facendo. Vedo cosa posso migliorare, se sto andando nella direzione giusta, se l’opera che sto creando è migliore o peggiore della precedente. Non penso a chi lo vedrà finito, devo essere appagato io, deve piacermi il risultato altrimenti lo metto in un posto dove per lungo tempo non lo vedrò, o lo semplicemente lo butto via.

2)

Certo, posso sorprendermi di quello che sto facendo quando dipingo. A volte, delle pennellate o dei colpi di spatola messi casualmente nella caotica fase centrale del lavoro hanno qualcosa di magico, una andamento un accostamento, un colore o un mix di colori che sono semplicemente belli da vedere sia da soli che nel contesto dell’intero dipinto. Anche una colatura di colore sulla tela può affascinarmi, troppa acqua, troppo diluente o troppo colore spremuto dal tubetto, comincia a scivolare sulla superficie e lo guardo incuriosito, cambia direzione assolutamente senza logica, si ferma quando vuole, e alla fine da un senso profondo. Ovviamente queste “casualità rimangono e mi guardo bene dal modificarle.

3)

Nell’arte trovo ispirazione nella bellezza delle persone, capire lo stato d’animo di una persona guardando il viso o i movimenti del corpo. mi piacciono i corpi in movimento, il corpo nudo, le facce espressive, i cambiamenti d’umore. Nella vita credo che un comportamento istintivo ti preservi da molte brutte sorprese, quindi penso che ad ispirarmi sia il mio lato emotivo, se mi piace una cosa la faccio senza pensarci troppo, non tendo a copiare i comportamenti degli altri, forse seguo qualche consiglio, di tanto in tanto, ma deve essere un consiglio sincero di una persona a me molto vicina.

4)

Ci sono molti momenti importanti nella mia vita. Elencarli sarebbe un problema. Se proprio devo scegliere un momento cruciale, allora dico quando ho perso il lavoro, un lavoro da impiegato tecnico. Ho sempre disegnato e dipinto, fin da quando ho memoria ma la perdita improvvisa di quel lavoro l’ho sempre considerata come un nuovo inizio, è da allora che ho iniziato ad occuparmi seriamente e continuamente a quello che faccio adesso: artworks. 

Quello che mi attrae in questo tipo di lavoro è l’assoluta libertà di fare esattamente quello che voglio in qualsiasi momento. E quella specie di meditazione profonda che raggiungo quando lavoro, tutto mi è estraneo e non disturbante, tutto è pace quando creo qualcosa con le mie mani.

5)

Quando lavoro a un nuovo artwork, voglio prima di tutto raccontare la realtà, fare un ritratto, secondo me non è solo preservare la faccia di una persona ma dare agli altri (chi lo guarda) uno stato d’animo, trasmettere una sensazione, che può essere diversa da persona a persona. Vorrei dare memoria futura a un momento breve, far vedere la condizione umana, triste o allegra che sia. Sappiamo come è una faccia sorridente ma vederne una in più dipinta è sempre utile. 

6)

Veramente non scopro niente di più che già conosco di me stesso quando lavoro. Mi piacerebbe però saperlo fare. Forse un giorno ci riuscirò, e forse sarà il momento in cui cambierò fase, forse non dipingerò più e farò scultura, o forse girerò film. Sono curioso di vedere cosa accadrà. 

7)

Per i Cityscapes il processo è complicato, parto da una base fotografica stampata e ne sciolgo i pigmenti di stampa con una colla vinilica, è un procedimento che ricorda la stampa di negativi fotografici da banco ottico. Passo al colore acrilico, dando tensione alle linee, tentando di far emergere la personalità della città senza però far vedere i suoi abitanti, è come guardare una foto della savana africana: sai che è la savana anche se non ci sono i leoni o gli elefanti. Poi incollo tutto su una superficie consistente tipo tela o legno, o di qualche materiale di recupero. la superficie la graffio con vari strumenti, scalpelli, raspe, carta vetrata, voglio un risultato simile ai manifesti di cinema consumati che si vedono lungo le strade, l’aspetto deve essere vissuto. Più è vissuto meglio è. 

8)

Sarò sincero: prima di cominciare a dipingere un ritratto o un nudo o prima di cominciare un cityscape, l’immagine che ho intenzione di ottenere l’ho selezionata da un mucchio di immagini o filmati che mi proietto in mente. è come se girassi un film e scegliessi un fotogramma da migliaia di fotogrammi a disposizione. Ovviamente ho dei film a cui sono molto affezionato da cui attingo. Alcuni film hanno delle inquadrature magnifiche che nulla hanno da invidiare a quadri. Mi piace pensare a Kubrick o a Antonioni, veri artigiani che sceglievano non solo le migliori prospettive, ma anche i migliori mezzi con cui farle. Per i cityscapes penso spesso alle inquadrature dall’alto nei film di Christopher Nolan, un movimento lento e fluido di città che sembra siano senza persone, sono le persone che costruiscono le città, ma sono le città che si vedono per prime quando ci passi sopra con l’aereo.

9)

Non so che cosa si voglia dire con l’arte, ma la voglia di farsi stupire è sempre viva in noi. Ecco allora penso che stupire sia una bella soddisfazione. Il mago che con un gioco di prestigio fa spalancare la bocca alla gente incredula è felicissimo. L’artista è un mago e quando la magia riesce la gente va al museo o ad una mostra e sgrana gli occhi e spalanca la bocca e qualche volta si mette pure a piangere. L’ho visto di persona.

10)

Ci sono tante cose che voglio fare, o meglio vorrei fare. di sicuro farò quadri di grandi dimensioni, intendo 2x2 metri e roba simile. Più il campo visivo è occupato da colore e realtà mediata dall’arte e più si può entrare in sintonia con se stessi con la natura e con gli altri. C’è riuscito in modo superlativo Monet con le ninfee dell’orangerie. Girare un film sarebbe bellissimo.

11)

Mi piace sapere che alla gente piacciono i miei lavori. Per i cityscapes mi sento spesso dire che rendono bene l’idea della caoticità anche se di caotico non hanno niente. Forse inquietano perché sappiamo cosa questi ammassi di cemento e vetro nascondono. 

12)

Sto lavorando a un progetto per degli amici di Milano, Quadri di grandi dimensioni con fiori per la grande distribuzione, stampe e altro. Personalmente sto lavorando a dei ritratti e nudi sempre di grandi dimensioni con colori vivaci come l’ultimo autoritratto che ho fatto di 142cmx177cm, mi piace dare ampie pennellate sulla tela bianca, muovermi molto davanti ad una idea stilizzata con la penna e mescolare grandi quantità di colore. Ho visto un filmato di un artista giapponese che dipingeva delle carpe Koi bellissime su una tela talmente grande che per dipingere usava una scopa, ecco quello mi piacerebbe provare a farlo. Poi voglio vedere le facce dei vicini di casa.

Interview

I recently did an interview for high end lifestyle magazine, HDL
Many thanks to HDL for the feature!

HDL MAGAZINE
HEART OF THE CITY
DARIO MOSCHETTA


How old are you? What do you feel when you make art?
I’m 40 years old, so I’m pretty young.
When I’m painting and working to some mixed media I don’t have complex thoughts, I just think about giving the right color, the right shadow and the right light to the artwork. I often stop and take a few steps back to look at what I’ve done, and I look at it very differently compared with the way I observe it as I’m working on it. I think about what I can do to improve it, if I’m going in the right direction, if the artwork I’m creating is better or worse that the last one I made. I don’t think about who’s going to look at it when it’s done, I’m the one who has to be satisfied, I’m the one who must like the final result, otherwise I’ll put it away where I won’t see it for a long time or I’ll throw it away.

Do you surprise yourself at your art – at the process or the results? What surprises you
Sure, I can surprise myself about what I’m creating when I’m painting. Sometimes a few brush or spatula strokes given casually in the chaotic central stage of the work have something magic, a evolution, a combination, a color or a mix of colors that are simply nice to see by themselves as they are in the landscape of the paiting. Even the paint dripping on the canvas can fascinate me: too much water, too much diluent or too much color squeezed out of the tube starts sliding on the surface and I watch it intrigued a sit changes direction without no logic, it stops whenever it wants, and in the end it gives a profound meaning to the artwork. Obviously these “randomnesses” stay and I don’t even think about adjusting them.

What is your Inspiration – at life, and in your art?
In the world of art I’m inspired by the beauty of people, by the effort to try and understand one person’s mood by looking at her face or at the movements of her body. I like bodies in motion, naked bodies, expressive faces, mood changes. I think in life a spontaneous behavior can protects you from bad surprises, so I think that what inspires me is my emotional side, if I want to do something I do it without thinking about it too much, I don’t like to imitate other people’s behaviour. Maybe sometimes I follow someone’s advice, but that must be a sincere advice coming from someone who’s very close to me.

What are the main stages in your career? What attracted you to this world of art at the beginning?
There have been many important moment in my life. To make a list would be a problem. If I should chose a crucial one, then I’d say when I lost my job as a tecnical employee. I’ve always drawn and painted since I can remember, but I’ve always considered the sudden lost of that job as a new beginning. Since then I started to engage seriously in what I do now: artworks.
What lures me to this kind of work is the absolute freedom to do exactly what I want whenever I want. It’s that special kind of deep meditation I experience when I work, everything vanishes and nothing bothers me anymore, everything is peace when I create something with my two own hands.

Do you create a story in your mind when you work on a piece? a story about your characters if it’s a portrait, or a story about the city if it’s a cityscapes?
When I work on a new artwork I want to describe reality at first. As far as I’m concerned, making a portrait is not only to preserve the face of a person, but also to give others (people looking at it) some kind of emotion, instill a feeling that can be different from person to person. I’d like to create a memento for a brief instant, to make people see the human condition, sad or either happy. We all know what a smiling face look like, but to see one more painted is always useful.

Do you discover new things about yourself during your work?
To be honest I don’t find out nothing more of what I already know about myself when I work. I’d like to be able to do that. Maybe one day it will happen and maybe it will be the day I’ll begin a new phase, maybe I won’t paint anymore and I’ll dedicate myself to sculpture, or maybe I’ll direct movies. I’m curious about what will come next.

Can you describe me your work process? How is your day looks like? Is it all about art?
As for the cityscapes the process is pretty complicated, I start from a printed photographic base and then I melt the printing pigments with a vinyl glue. It’s a process that resembles the printing of photographic negatives. Then it’s time for the acrylic color, creating some tension with lines, trying to make the city’s personality stand out, without showing its citizens. It’s like looking at a photo of the African savannah: you know it’s the savannah even if there are no lions or elephants. Then I glue the whole thing on a solid surface like canvas or wood, or some recyclable materials. I scratch the surface with variuos tools, chisels, files, sandpaper. I want the artwork to look like those worn out movies posters that you see along the streets. The more they look worn out the better it is.

Are your images come from dreams or other unconscious areas in you?… Please give me examples from your work
I will be honest: before I start to paint a portrait or a nude or before I start a cityscapes, the image I want to obtain comes from a heap of images or footage in my head. It’s like I’m directing a movie and I can choose from all those frames at my disposal. Of course I have movies I’m particularly fond of and sometimes I draw frames from them. Some movies have wonderful framings that are as good as paintings. I like to think about Kubrik or Antonioni, real artisans that chose the best angles and the best means to shoot them. As for the cityscapes, I often think about those from on high framings of Christopher Nolan’s movies, a slow and fluid motion of cities that look desert, no people around. People build cities but cities are the first thing you see when you’re flying on a plane above them.

What is the purpose of art at all ,as you see it , and your art in particular?
I don’t know what art is supposed to mean, but the will to be amazed is alive and kicking in us all. So I think that amaze people is a pretty good satisfaction. The illusionist that can make people stare with their mouth wide open with a hocus-pocus is the happiest of men. The artis is an illusionist, and when the magic works people go to the museum or to an exibition and stare with eyes and mouth wide open, and sometimes even cry. I saw that happening with my own eyes.

Do you have things or techniques you want to develop or new field you want to research in your art for the next five years?
There are so many things I want to do, or I’d like to do. I’ll paint big size paintings for sure, like 2x2 meters or thereabouts. The more the field of vision is filled with color and artistic reality the more you can be in tune with yourself, with nature and with other human beings. Monet succeeded in doing it in a superlative way with his Waterlilies at the Orangerie. To direct a movie would be great.

What are the feedbacks you get? What are the emotions that your work stimulate in viewers?
I like to know that people like my artworks. They often tell me that my cityscapes convey quite well the chaos, even though there is no chaos at all. Maybe they unsettle people because we all know what these piles of concrete and glass hide.

What are you working on now?
I’m working on some big size portraits and nudes with intense colors like the last selfportrait I did, wich is 142x177 cm. I like to give large brush strokes on the canvas, to move a lot in front of an idea I sketched with the pen, and to mix a great deal of colors. I’ve seen a footage of a Japanese artist who painted some beautiful Koi fishes on a canvas that was so big that he could paint with a broom. I’d like to try that.

SOLD
"Human aerodynamic 5"
Acrylic on canvas


"Streamlined Organic Synthesis"new Acrylic on canvas100x150cm 
"Streamlined Organic Synthesis"new Acrylic on canvas100x150cm

Ti parlo per ore con voce instabile
Perché so già che ho perso
Ma è dura ammettere
Ma tu sorridi ai progetti a cui non credi più
E che per te è solo passato e quindi archiviabile

Che cosa hai perso nel tuo girovagare
Rifammi luce e io la ritroverò
E cosa ho perso io nell’attenderti
Sarà la luce e poi io lo scoprirò
Ma chissà dove e quando

Ti alzi, ora è tardi, e non puoi attendere
Tanto il succo l’hai detto e il resto è intuibile
E io rimango così, uno sguardo affabile
Bentornata maschera amica in cui tutto è immobile

Tutto è immobile

Che cosa ho perso nel mio fantasticare
Rifammi luce e io la ritroverò
E cosa hai perso tu nel ricrederti
Sarà la luce e poi io lo scoprirò
Ma chissà dove e quando
Chissà dove..

Se solo tu …
Sarebbe così semplice
Magari tu …
Non sarebbe inutile
Se solo tu …
Ma chissà dove e quando

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